Datemi una chiave e… anzi due!

Se fino alla seconda guerra mondiale, la necessità di crittografare un messaggio apparteneva ad una categoria molto ristretta di persone, come per esempio generali e comandanti che dovessero scambiarsi informazioni militari al sicuro dalle intercettazioni nemiche, oggi che viviamo nell’era dell’informazione, questa problematica è diventata parte della vita quotidiana.

Per avere un’idea quantitativa dell’importanza dell’argomento crittografia nella società moderna basti leggere i dati del Mobile World Congress 2017 di Barcellona: dal quarto trimestre 2016 al mondo ci sono più SIM che persone per un totale di 7,5 miliardi di sottoscrizioni alla telefonia mobile!
Questo significa che ogni istante ci sono miliardi di dispositivi che “urlano” nell’etere le informazioni personali dei propri utilizzatori rendendole disponibili a chiunque si trovi nelle condizioni di poterle “ascoltare”.
E fra queste informazioni non ci sono solo gli aspetti più frivoli della vita di ognuno che possono avere interesse solo per i diretti interessati, ma ci sono anche password di accesso a banche, carte di credito, siti contenenti informazioni di interesse politico o commerciale anche rilevanti e chi più ne ha più ne metta.
Come è possibile che un traffico così rilevante di informazioni sensibili possa rimanere in piedi senza conseguenze catastrofiche?
La risposta risiede nella scoperta di algoritmi di crittografia sufficientemente robusti e veloci da garantire che le informazioni che mettiamo in circolazione nella rete possano essere decifrate in sicurezza solo dai legittimi destinatari.

Ovviamente la necessità di rendere segreto il contenuto di un messaggio ha radici molto antiche. Uno dei primi sistemi di crittografia, parola composta dall’unione di due parole greche: κρυπτóς-kryptós che significa “nascosto” e γραφία-graphía che significa “scrittura”, è il cosiddetto cifrario di Cesare il quale lo utilizzava per comunicare in maniera sicura con le sue truppe.
Si tratta in questo caso di un sistema a trasposizione in cui si sostituisce ogni lettera del messaggio originale con un’altra lettera secondo uno schema noto solo al mittente e al destinatario.

Tale sistema, efficace in un’epoca in cui solo pochi erano in grado di leggere anche un messaggio in chiaro, è tanto semplice quanto vulnerabile per cui nel corso dei secoli sono stati individuati algoritmi di crittografia sempre più sofisticati. Questi sistemi possono essere anche estremamente robusti e la possibilità di decifrare il messaggio è legata alla conoscenza di una particolare informazione detta chiave che ne consente la decodifica.

Con questi sistemi più evoluti, nonostante il messaggio poteva essere spedito liberamente senza paura che venisse intercettato e decifrato da persone indesiderate, il problema della segretezza rimaneva per la chiave in sé! Con un sistema di questo genere infatti, le persone che vogliano comunicare in maniera sicura devono comunque trovare il modo di accordarsi sull’utilizzo della chiave in modo che, almeno questa, rimanga perfettamente segreta.
Immaginate una situazione in cui, per acquistare un bene online, dovessimo recarci di persona dal venditore per comunicargli in modo sicuro la chiave per effettuare la transazione…

L’argomento è vasto e tanto sofisticato quanto delicata la sua applicazione pratica, ma nel seguito vedremo alcuni dettagli storici e tecnici su come si sia giunti a superare queste difficoltà pur senza la pretesa di una trattazione esaustiva.

Indice articolo

Pagina 1. Datemi una chiave e... anzi due!

Pagina 2. Prima della chiave, il lucchetto

Pagina 3. Orologi asimmetrici

Pagina 4. Il passo decisivo veso l'asimmetria

Pagina 5. Pretty Good Privacy and so on...

Pagina 6. Bibliografia

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