Alcuni strumenti, come il trombone o il violino, permettono al musicista, facendo scorrere la coulisse o le dita sulle corde, di produrre una fluida progressione di suono, che varia dal più grave al più acuto, con continuità.
Eppure, come sappiamo, le note sono “solo 7”. Anziché una progressione continua abbiamo solo sette nomi, separati da intervalli discreti che si ripetono dal grave verso l’acuto.
Ma chi ha deciso quali debbano essere, fra le infinite possibili, le esatte frequenze che noi oggi identifichiamo con le 7 note? Perché proprio 7?
La risposta a queste domande è tutt’altro che semplice perché bisogna comprendere aspetti della fisiologia della percezione del suono, una buona dose di fisica e matematica oltre mille anni di storia della musica, della filosofia e della religione, dall’antica Grecia ai giorni nostri!
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