Con la denominazione di fallacie genetiche si raggruppano tutti quegli argomenti che, anziché affrontare direttamente l’oggetto della discussione, si concentrano sulla sua origine, un suo importante esponente o direttamente l’interlocutore. Per questo motivo è uno degli attacchi più tipici nel dibattito politico nei casi in cui la parte politica avversaria sia facilmente identificabile col suo leader di spicco. In questo caso si dà l’impressione di confutare le tesi degli avversari quando in realtà si sta esclusivamente minando la credibilità di chi le sostiene, spesso facendo leva sui pregiudizi degli ascoltatori. Per esempio rientrano nelle fallacie genetiche gli attacchi alla magistratura, accusata di essere politicizzata, da parte dei politici indagati. Di seguito le principali alcune varianti.

Gli attacchi ad hominem possono verificarsi sia in forma di assalti palesi, o più subdolamente seminando dubbi sul carattere o la vita personale, come metodo sistematico per discreditare le tesi dell’avversario. Il risultato di un attacco di questo tipo consente di sminuire le ragioni di qualcuno senza doverle neanche discutere nello specifico.

Esiste una variante paradossale di questa fallacia che è detta del chirurgo. In questo caso si riconosce l’estrema competenza di una persona in un certo campo per negargli implicitamente la possibilità di esprimersi in tutti gli altri. Cioè, un chirurgo, essendo esperto di chirurgia, non può interessarsi di filosofia, o etica, o economia ecc.

Un attacco ad hominem a volte è l’ultima spiaggia di chi non ha argomenti più concreti nel proprio arsenale come nell’esempio seguente.
La Vendée Globe è una regata per barche a vela che consiste in una circumnavigazione completa in solitario, senza possibilità di attracco o di assistenza esterna del continente antartico. L’arrivo e la partenza sono dal porto francese di Les Sables-d’Olonne e nell’immagine è possibile vederne il tracciato.
La regata si tiene ogni quattro anni e mette a dura prova barche e partecipanti con una durata che spesso supera i cento giorni e annovera anche un certo numero di dispersi in mare. La cosa che ci interessa in questa sede è il fatto che la circumnavigazione avviene in senso orario, in modo tale che i naviganti hanno per tutto il tragitto l’Antartide alla loro destra. Questo fatto è ampiamente documentato dai filmati e dalle dirette che seguono la competizione e che sono facilmente accessibili a chiunque anche online. Purtroppo questo tipo di evidenze risulta totalmente inconciliabile con le teorie terrapiattiste, secondo cui l’Antartide sarebbe un muro di ghiaccio che circonda il mondo la cui lunghezza sarebbe tale da rendere impossibile costeggiarlo interamente nel tempo impiegato dai partecipanti alla regata.

Le argomentazioni dei sostenitori della Terra piatta a questo punto, oltre che sostenere a oltranza che l’intera regata sia una messa in scena in cui i piloti sono complici del complotto con i mezzi d’informazione, cercano di avvalorare le proprie tesi attraverso un attacco al fondatore dell’iniziativa, Philippe Jeantot.
Dal momento che Jeantot ha ricevuto una sentenza (sospesa) di due anni e una multa di €15000 nel 1990 per evasione fiscale e, nel 2006, è stato accusato di irregolarità finanziarie nella gestione della sua compagnia, la SailCom, anche la tesi che la regata sia una dimostrazione della sfericità della Terra, sarebbe confutata!
Ovviamente questo tipo di argomentazione non ha alcun fondamento logico, in quanto il fatto che la terra sia sferica e l’Antartide possa essere effettivamente circumnavigata sono completamente scorrelate dalla gestione finanziaria delle società di Jantot.

La distinzione fra la fallacia ad hominem e quella ad personam è sottile e spesso i due termini sono intercambiabili.
Nel primo caso il depistaggio è riferito alle credenze della persona che si vuole confutare. Si mina la sua credibilità mostrando che egli sostiene tesi discutibili e la fallacia consiste nel fatto che tali credenze non sono correlate a quella oggetto di critica.
Nel caso della fallacia ad personam invece si attacca la persona direttamente, facendola bersaglio di odio o ingiuria.
Un esempio di questo tipo di attacco si può facilmente trovare in rete cercando lo scontro fra Vittorio Sgarbi e Isabella Cazzoli dell’UAAR sulla presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane.
In quell’occasione, Sgarbi dapprima operò un depistaggio chiedendo alla Cazzoli se conoscesse l’educatore trecentesco Vittorino da Feltre e, non avendo ricevuto una risposta positiva, passò all’invettiva diretta chimando la Cazzoli “capra ignorante” rifiutandosi di ingaggiare qualsiasi confronto nel merito.

L’origine del nome di questa tecnica retorica risiede nell’antica tattica bellica consistente nell’avvelenare le fonti di rifornimento di acqua dell’esercito nemico al fine di indebolirlo prima di sferrare l’attacco vero e proprio.
Analogamente, nel caso in esame, l’oratore, prima di affrontare l’argomento centrale della discussione, fa un discorso preventivo in cui porta l’uditorio, e talvolta anche l’avversario, a condannare una certa posizione la quale non potrà più essere usata a conforto dell’argomento principale.

Un esempio interessante di “Avvelenamento del pozzo” si può trovare fra gli atti del parlamento canadese del 1979 in cui si dibatte sulla legge sull’aborto (House of Commons Debates of Canada -Volume 2, November 30, 1979, p. 1920).
Nel mezzo di un lungo intervento, Margaret Mitchell fa la seguente osservazione.

Vorrei che fosse possibile per gli uomini essere veramente coinvolti emozionalmente da questa questione. E’ davvero impossibile per un uomo, per il quale è impossibile trovarsi in questa situazione, osservarla dal punto di vista di una donna. E’ per questo che sono preoccupata che non ci siano più donne in questa Camera disponibili a parlare di questo argomento dal punto di vista di una donna.

L’implicazione di questa affermazione è che gli uomini non possono fare a meno di opporsi all’aborto, o al limite non possono farsi un’opinione sull’argomento, semplicemente perché sono impossibilitati a trovarsi nella condizione di doverne usufruire in quanto di genere maschile. Siccome l’eventuale interlocutore uomo non potrà mai avere una completa comprensione del problema, anche le sue opinioni devono essere ritenute limitate e preconcette e quindi inattendibili.

E’ evidente l’artificio retorico che tende a inibire alla fonte qualsiasi critica da parte degli interlocutori maschili, portando, se non altro, la discussione in una situazione di stallo.
Purtroppo per l’oratrice, in questo caso è abbastanza facile rivoltare questo argomento contro se stesso sostenendo che la questione aborto è così emotivamente coinvolgente per le donne, che esse non possono fare a meno di prendere una posizione femminista che supporti il proprio interesse personale. La posizione femminile sull’argomento sarebbe troppo “interessata” e quindi troppo poco obiettiva per essere presa in considerazione. Combattere un avvelenamento con un contro-avvelenamento!

La locuzione latina “Tu quoque” si traduce letteralmente con “anche tu”. Si tratta di uno dei depistaggi più efficaci, oltre che diffusi.
L’accusato che utilizza questa fallacia per difendersi, non fa altro che spostare la discussione verso l’interlocutore che lo ha attaccato rivolgendogli a sua volta un’accusa. Spesso proprio la stessa accusa che egli aveva mosso per primo, facendolo risultare, di fatto, un ipocrita.
Proprio per questo motivo questa fallacia è doppiamente efficace, in quanto sposta completamente l’attenzione da una colpa che metterebbe l’accusato in cattiva luce, ma fa apparire l’accusatore, non solo colpevole della contro-accusa, ma anche ipocrita per averla mossa per primo costringendolo sulla difensiva.
Inutile dire che tutto ciò non ha nulla a che vedere con la colpevolezza iniziale dell’accusato che, se l’accusa era fondata, rimane non più messa in discussione.
Esempi di questo tipo di fallacie sono diffusissimi su internet sotto forma di memi, generalmente di argomento politico, come quello rappresentato qui a fianco.

Questo tipo di difesa retorica fu usato in una famosa intervista alla CNN nel 1997 da Osama Bin Laden. Quando il reporter gli chiese se egli fosse sponsor di terrorismo internazionale, Bin Laden evase la domanda non solo dipingendo a sua volta gli Stati Uniti come sponsor del terrorimo, ma arrivando a citare persino il lancio delle bombe su Hiroshima e Nagasaki.

L’argomento di incredulità personale è particolarmente caro ai movimenti anti-scientifici in generale.
Si afferma che qualcosa, poiché è difficile da capire, non può essere vera.
L’oratore che vi fa ricorso cerca generalmente un sentimento cameratesco con l’uditorio col quale condividere l’impulso a rigettare l’incomprensibile.
I bersagli preferiti di chi adotta questo tipo di argomento sono ovviamente la teoria dell’evoluzione, o la teoria del big bang, o della relatività generale.
Recentemente, i seguaci della terra piatta vi hanno fatto pesantemente ricorso con affermazioni del tipo: non posso credere che ci troviamo su una palla che gira a 1800 km/h e non accorgermi di nulla! Perché gli oceani non schizzano nello spazio in tutte le direzioni?

Una versione più sofisticata e di questo genere di fallacia si può trovare alla base del concetto di Complessità irriducibile abbracciato da varie sette creazionistiche.
L’argomento sostiene che in natura esistono strutture così complesse, come l’occhio umano o il flagello batterico, tali che una piccola variazione a come sono costituite oggi le renderebbe inadatte alla loro funzione biologica.
Di conseguenza non possono essersi evolute per piccoli passi, ma devono essere state create (progettate) esattamente così come le possiamo osservare.
Si invoca tacitamente una incredulità al fatto che strutture complesse possano formasi con meccanismi evolutivi.
In realtà, riguardo l’occhio, i biologi hanno abbondantemente dimostrato che esistono nel regno animale esempi di organi della visione a differenti stati di specializzazione, per cui è perfettamente plausibile che l’organo ben formato che studiamo oggi, li abbia attraversati nel passato nella sua evoluzione, prima di giungere allo stato odierno di estrema funzionalità. E riguardo il flagello, che rappresenta un vero e proprio motore molecolare, i biologi molecolari, hanno scoperto che tutti i componenti che lo costituiscono sono anche utilizzati in cellule diverse per funzioni diverse. Per cui è perfettamente plausibile che gli stessi mattoni costitutivi che in alcune cellule si sono combinati per assolvere alcune funzioni, nei batteri dotati di flagello si sono combinati per costituire, per quella particolare cellula, un organo di locomozione.